Dal giornale Avvenire di sabato 16 ottobre 2004
LE CURE DEL FUTURO
biotecnologie La terapia cellulare è la «scommessa»
di molti gruppi di scienziati, che in tutto il mondo si dedicano
a verificare su modelli animali la possibilità di correggere
malattie cardiache, neurodegenerative e genetiche Incoraggianti
risultati sono stati ottenuti con la terapia genica sul morbo
di Canavan dall’équipe di Paola Leone all’Università
del New Jersey (Stati Uniti)
Staminali, crocevia della ricerca
Nasce una società per gestire una «banca»
che conservi cellule e tessuti, partner della analoga istituzione
di Filadelfia
Da Milano Enrico Negrotti
La ricerca sulle cellule staminali sta diventando
un crocevia delle applicazioni biotecnologiche in medicina, come
ha mostrato la Sesta giornata di studio per l’edizione 2004
del «Premio Sapio per la ricerca italiana» tenutasi
a Segrate al Palazzo Lita dell’Università di Milano
e dedicata alle biotecnologie. E dove è stata presentata
la costituzione di una banca (Biorep srl) per conservare ogni
tipo di materiale biologico a disposizione dei ricercatori, ha
spiegato Maurizio Colombo, vicepresidente del gruppo Sapio. La
nuova società (frutto della collaborazione tra Sapio, Angelantoni
e Ise) avrà sede a Milano, e sarà l’unico
referente europeo della banca statunitense del Corriel Institute
di Filadelfia (Stati Uniti). L’importanza di una corretta
conservazione di cellule e tessuti per ricerca o terapia è
stata sottolineata sia da Paolo Rebulla (Milano Cord Blood Bank
e Cell Factory, Università di Milano) sia, per il campo
degli studi oncologici, da Aldo Scarpa (Università di Verona),
mentre Jim Vaught (National Cancer Institute) ha portato l’esperienza
statunitense in materia.
Se da un lato le applicazioni con le cellule staminali proseguono
da decenni nel settore dei trapianti di midollo osseo per la cura
delle leucemie (e ulteriori applicazioni riguardano il trapianto
di pelle e cornea), le prospettive che stimolano i ricercatori
sono le malattie più gravi – spesso prive di cure
– cardiache, neurodegenerative e genetiche. I risultati
– tutti su modelli animali – portati da Alfredo Gorio
(Ospedale S. Paolo, Università di Milano) nella cura delle
lesioni spinali, Arnon Nagler (Ospedale Chaim Sheba, Israele)
nella terapia dell’infarto con cellule derivate dal cordone
ombelicale, Biagio Saitta (Corriel Institute per la ricerca medica,
Università del New Jersey, Stati Uniti) nella differenziazione
delle cellule staminali da cordone, sono solo un piccolo esempio
del grande fervore di studi in atto sulla biologia e le capacità
delle staminali.
L’esperienza clinica più interessante presentata
ieri riguarda però la terapia genica. Il gruppo guidato
da Paola Leone (Centro per la terapia cellulare e genetica, Università
del New JerseY) sta realizzando le prime sperimentazioni cliniche
su bambini affetti da una rara quanto gravissima malattia genetica,
il morbo di Canavan. Questa patologia, descritta per la prima
volta da Myrtelle Canavan nel 1931, è causata da un difetto
genetico che causa l’accumulo di acido N-acetilaspartico
in tutta la materia bianca del cervello. Con conseguenze devastanti
per i piccoli pazienti: ipotonia, difficoltà a muoversi,
a succhiare e ad alimentarsi, atrofia ottica e poi cecità,
crisi epilettiche sono i sintomi sempre più gravi di questi
pazienti, che solitamente muoiono entro l’età adolescenziale.
Anche se – ha detto Paola Leone – pur mancando terapie
efficaci, con adeguate terapie di supporto alcuni sono sopravvissuti
fino all’età adulta in condizioni vegetative. Questa
malattia si presentava come adatta alla sperimentazione di una
terapia genica, ha spiegato Paola Leone e – dopo uno studio
del razionale dell’esperimento su modelli animali –
è stato finanziato dal National Institute of Health un
progetto di terapia genica, i cui primi risultati sono incoraggianti.
«Si tratta della prima applicazione di un vettore virale
– spiega la responsabile dello studio – per trapianto
di geni nel cervello. Finora abbiamo finanziamenti per 11 pazienti.
La terapia genica serve a stabilizzare biochimicamente il cervello,
ma non ricrea tessuto, per quello servirebbero le cellule staminali.
A questo scopo siamo in contatto con il gruppo di ricerca di Angelo
Vescovi all’Istituto San Raffaele di Milano e contiamo di
arrivare alla sperimentazione sui pazienti entro 18 mesi».
Ancora dalle cellule staminali quindi la speranza della cura definitiva.
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